Verona | Arena

LAVORI DI RESTAURO DEL PARAMENTO MURARIO E LAPIDEO ESTERNO DI ALCUNI ARCOVOLI DELL’ANFITEATRO – Sito UNESCO

Committente: Comune di Verona
Alta sorveglianza: Soprintendenza Archeologica del Veneto
Periodo di esecuzione:  03/12/2007 – 20/09/2008
RTI: Carla Tomasi s.r.l. – Studio C.R.C di Paolo Pastorello – Sergio Salvati S.r.l.
Collaborazioni: R&C Scientifica S.r.l. (indagini diagnostiche)
Consulenza: Politecnico di Milano

L’arena venne costruita attorno alla metà del I secolo d.C. per svolgere diversi tipi di spettacolo. La forma ellittica è concepita per accogliere un gran numero di spettatori (circa 30.000) e per dare ai giochi spazio sufficiente. Dalla sua edificazione fino ai nostri giorni ha subito diversi cambiamenti architettonici e di utilizzo.
Dell’anello esterno dell’anfiteatro, che ne costituiva la facciata, si conserva solo la cosiddetta “Ala”, poiché il resto venne demolito per cambi urbanistici nei secoli successivi.
L’interno è oggi costituito da due parti principali: al centro l’arena, dove si svolgevano le esibizioni, e attorno la cavea a gradinate riservata agli spettatori. In antico invece l’arena era separata dalle gradinate per mezzo di un podio. La cavea, ora con gradoni ricostruiti, era suddivisa in settori orizzontali per mezzo di camminamenti ed in alto presentava un porticato coperto da un tetto.
Dopo l’età romana, per tutto il Medioevo l’Arena fu usata come cava di pietra e gli “arcovoli” esterni vennero dati in affitto dal Comune: fino al XVI secolo vi furono relegate le prostitute, poi vi trovarono posto botteghe artigianali. Lo spazio interno fu adibito nel corso del tempo a diversi usi, come l’amministrazione della giustizia, feste, spettacoli, corse; ed infine questo monumento divenne la sede di stagioni liriche estive.

I lavori di restauro

I lavori svolti in meno di un anno, seguiti dalla Soprintendenza archeologica del Veneto con la consulenza del Politecnico di Milano, hanno riguardato il paramento murario di diversi arcovoli.
Le morfologie di deterioramento riscontrate nei materiali lapidei presenti erano diverse (mancanze, erosione, degrado differenziale, colonizzazione biologica, guano di piccione, croste nere, scagliature, fessurazione, patina bianca, alveolizzazione e pitting).
L’intervento è stato svolto anche sulle parti di conglomerato cementizio originale che necesitavano di consolidamento coesivo e di verifica statica degli elementi costitutivi (inclusi di scaglie di pietra gallina e ciottoli di fiume arrotondati di porfido atesino).
Particolarmente accurata è stata la rimozione dei depositi carboniosi e delle croste nere per recuperare e conservare le patine di ossolato presenti sui litotipi, avvenuta attraverso una pulitura meccanica eseguita con microsabbiatrice a bassa pressione e successivamente rifinita chimicamente.
Le fasi di consolidamento, riadesione dei distacchi e ripristino  delle continuità della superficie sono state fondamentali per la conservazione dell’apparato murario; in generale si è proceduto con infiltrazioni localizzate di malte idrauliche tixotropiche e con stuccature di malte policrome, pigmentate con impiego esclusivo di cariche selezionate. Quest’ultima operazione è stata eseguita contemporaneamente con malte di diversi colori nell’ottica di restituire integrità al materiale senza incidere sull’aspetto ruderale e sull’istanza storica, conferendo al contempo un aspetto equilibrato rispetto al colore originale e un risultato esteticamente bilanciato.

Innovazione e ricerca in cantiere

Tutta l’area oggetto del nostro intervento è stata costantemente monitorato per mezzo di indagini scientifiche atte a supportare tutte le scelte metodologiche e a verificare la correttezza degli interventi eseguiti. Particolare attenzione è stata rivolta allo studio del livello di pulitura a causa degli ossalati presenti in quantità rilevante rispetto alle altre zone dell’anfiteatro già oggetto di precedenti interventi. Sono state eseguite delle prove di pulitura con risultati soddisfacenti mediante l’utilizzo della tecnica di ablazione laser.

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