Torino | Cappella della Santa Sindone

LAVORI DI RESTAURO, INTEGRAZIONE E FINITURA DELLE SUPERFICI – Sito UNESCO

Committente: MiBACT – Segretariato Regionale per il Piemonte
Impresa aggiudicataria: ATI Carla Tomasi S.r.l. – Studio C.R.C di Paolo Pastorello
Durata del cantiere: 10/3/2016 – 13/4/2017 (13 mesi)

Il progetto di restauro, integrazione e finitura delle superfici della Cappella della Sacra Sindone dell’architetto teatino Guarino Guarini, già delle prime fasi di avvio ha richiesto una serie di riflessioni finalizzate alla definizione di alcune metodologie aggiuntive o alternative a quelle di progetto al fine di ottimizzazione gli interventi conservativi e la realizzazione delle reintegrazioni e dei rifacimenti con malta speciale, delle vaste aree della decorazione lapidea distrutte dall’incendio dell’11 e 12 aprile 1997.

I Numeri:

Superficie sottoposta ai lavori di restauro: 3.610,99 mq
Parti mancanti: 1.200 mq
Documentazione fotografica: oltre 15.500 scatti fotografici, oltre video
Ricollocazione frammenti: oltre 100
Team multidisciplinare:

  • 25 restauratori
  • 3 titolari
  • 1 architetto per il ccordinamento tecnico
  • 1 segretaria di cantiere
  • 4 tecnici per le scansioni 3D
  • 5 tecnici alle macchine per fresatura CNC
  • 2 imprese specializzate per la realizzazione dei casseri,
  • 1 tecnico specializzato per i colaggi di malte per mezzo di iniezioni con pompe peristaltiche

La conservazione ed il restauro richiedono un approccio multidisciplinare e per questo il cantiere della Sacra Sindone ha richiesto una complessa organizzazione delle risorse umane allo scopo di raggiungere gli obiettivi prefissati nell’esiguo arco di tempo programmato.
Seguendo la nomenclatura del prof. Dardanelli che indica n. 4 livelli (I, II, III e IV o cestello), n. 6 settori (NW, NE, E, SE, SW, W) e numerosi codici attribuiti ai conci (es. IINWPr18-19C-r11B), la documentazione di cantiere ha seguito scrupolosamente quest’ordine registrando ogni intervento in un apposito archivio digitale in modo da ottimizzare la raccolta, l’elaborazione, l’archiviazione, l’utilizzazione e l’aggiornamento delle informazioni.

Indagini conoscitive

La peculiarità della Cappella della Sacra Sindone, con la sua complessa storia, ha richiesto studi ed analisi preliminari, alla ricerca di dati e informazioni circa il dissesto e il degrado causato dall’incendio, alla scelta degli interventi ed infine al controllo protratto nel tempo, dell’efficacia dei risultati.
Nel merito del cantiere sono state eseguite indagini per lo studio chimico-fisico di campioni di marmo per conoscere la composizione mineralogica e gli effetti dei danni provocati dallo shock termico, per lo studio chimico-fisico su prelievi di sali in corrispondenza del cestello, per la verifica dell’efficacia sull’utilizzo di barre filettate in acciaio e barre in resina acetalica (prove di trazione in situ), nonché delle integrazioni volumetriche eseguite in corrispondenza degli elementi marmorei (indagini soniche).

Lavori di restauro, integrazione e finitura delle superfici della Cappella della Sacra Sindone.
Stato di conservazione

Le condizioni conservative delle superfici lapidee erano apparse, già dal primo sopralluogo, decisamente preoccupanti, sia per lo stato di conservazione proprio del materiale lapideo soggetto ai danni dell’incendio del 1997 (progrediti fenomeni di esfoliazione, scagliatura, distacco e decoesione), sia per gli interventi pregressi che avevano lasciato sulle superfici residui di adesivi organici e inorganici e depositi coerenti legati alle lavorazioni di consolidamento strutturale.
Dal punto di vista percettivo, oltre ai depositi superficiali, compattati in spessi strati di polveri e residui polimaterici, il marmo di Frabosa si presentava alterato in molteplici tonalità, dal bianco latte al rosa-bruno, per nulla attinenti alla cromia originale.
L’importante consistenza delle parti mancanti (circa 1.200 mq) destava grande preoccupazione nella prospettiva progettuale della ricostruzione degli elementi perduti e della reintegrazione delle aree lacunose. La maggiore preoccupazione riguardava la ricostruzione dei grandi volumi dei fastigi, intorno agli oculi del bacino troncoconico, e dei coretti soprastanti i vestiboli degli scaloni, in massima parte perduti. 
Gli elementi strutturali messi in opera in sostituzione dei conci degli archi della pseudocupola (il cosiddetto cestello), delle trabeazioni del tamburo, delle colonne e delle lesene, degli oculi, degli arconi delle lunette nel bacino troncoconico, giù fino all’arco sghembo e al piano terra, per il differente materiale costitutivo (marmo bardiglio di Carrara e marmo orobico) o per la diversa colorazione assunta dai marmi neri originali, oramai virati verso il marrone o il color ruggine, ponevano grandi problemi di presentazione estetica, dovendosi l’uno confrontare con la vicinanza degli altri, tutti differenti sebbene in origine omogenei.

Consegna delle casse dei frammenti lapidei recuperati, analisi e ricollocazione

Una delle prime lavorazioni è stata l’analisi e la ricollocazione di frammenti eventualmente riutilizzabili, caratterizzati da almeno una faccia modanata o decorata.
L’indagine ha portato alla riadesione, tra frammenti prelevati dalle casse e frammenti presenti nei piani di ponteggio del cantiere, di oltre 100 frammenti, previo preconsolidamento, pulitura e consolidamento.

Pulitura dei conci lapidei nuovi e intervento di preparazione dei supporti lapidei originali

L’intervento di pulitura dei supporti lapidei, in ragione delle diverse situazioni conservative, ha comportato la necessità di elaborare differenti metodologie ed interventi mirati.
Negli scaloni (livello I), dopo un’accurata rimozione di spessi strati di depositi incoerenti, a secco o per mezzo di spugne imbevute di acqua e tensioattivo è stato sufficiente intervenire con un lavaggio con acqua e alcool insistendo maggiormente su alcune zone.
Nei livelli superiori (II, III e IV), la situazione conservativa della superficie era caratterizzata dalla presenza di patine o tracce di strati di finitura superficiale alterata, di colorazione giallo-arancio, che costituiva un’alterazione chimico-fisica del materiale, data dagli effetti dell’incendio. Per eliminare queste sostanze, l’intervento è stato differenziato secondo il tipo di deposito presente; si è intervenuti per mezzo di pulitura meccanica per la rimozione di residui di lavorazioni precedenti (plastilina, resine epossidiche, perni metallici), lavaggio per mezzo di panni imbevuti di acqua e alcool e pulitura chimica applicando impacchi a base di polpa di carta e sepiolite e soluzione acquosa chelante di triammonio citrato.

Integrazione volumetrica dei conci per mezzo di malta a colaggio e tixotropica

Nel corso delle prime fasi organizzative del cantiere è stato condotto uno studio finalizzato all’ottimizzazione della metodologia di intervento per la realizzazione delle reintegrazioni delle aree lacunose della decorazione lapidea, con particolare riferimento alla fase di modellazione indiretta delle aree lacunose del paramento lapideo decorato.
I test, che implicavano il lavoro congiunto di specialisti di diverse discipline e il ricorso a tecnologie avanzate, sono stati elaborati e coordinati dall’ATI nell’arco di quasi tre mesi e hanno prodotto risultanti, a nostro avviso, eccellenti.
Al sistema tradizionale di modellazione provvisoria in situ con plastilina, prevista in fase progettuale, il Raggruppamento Carla Tomasi Srl e Studio CRC di Paolo Pastorello ha proposto una procedura hi-tech, che si è avvalsa di scansioni LASER 3D, modellazione computerizzata 3D e fresatura per mezzo di macchine a controllo numerico per la produzione di controforme in materiale leggero di altissima qualità, grazie anche a un sistema innovativo di ancoraggio dei casseri alle pareti da reintegrare, alternative alle pesanti scocche di gesso armato da costruire per calco sulla reintegrazione plastica delle parti mancanti.
L’intervento di integrazione volumetrica è stato particolarmente critico rispetto alla ricostruzione degli elementi architettonici mancanti di grande volume, ovvero dei fastigi, dei coretti, delle cornici delle cornucopie, ecc., particolarmente complessi, che hanno richiesto una progettazione specifica: sono state affrontate ricostruzioni volumetriche in forte aggetto (altorilievo e anche tuttotondo), con pesi fino a 500 kg per singolo elemento architettonico con superficie in proiezione fino a 2 mq.

Presentazione estetica dei marmi nuovi, dei materiali originali e delle integrazioni con malta a colaggio e tixotropica

L’intervento di presentazione estetica prevede una prima fase di levigatura delle parti di reintegrazione per mezzo di levigatrici a rullo e a disco con carta smeriglio. L’operazione serve a eliminare i segni del pennello del distaccante rimasti impressi nella malta di colaggio e per ottenere una superficie adatta a ricevere l’ultimo strato di malta impalpabile a pennello.
Segue la fase di presentazione estetica, che, per i marmi nuovi, consiste in velature per nebulizzazione con aerografo a bassa pressione di pigmenti naturali, stemperati in acqua e alcool puro, senza legante, con asciugatura naturale o, dove serve, indotta tramite phon, quindi la protezione finale per nebulizzazione con resina microacrilica in acqua demineralizzata.
Per la presentazione estetica dei marmi originali la situazione è più complessa a causa di colorazioni superficiali molto diverse, dal bianco latte, al viola scuro; dall’arancio al marrone rosato scuro, da riequilibrare nei toni da grigio medio a quasi nero. Il trattamento è stato realizzato per nebulizzazione o a pennello iniziando con l’equilibratura delle piccole e micro stuccature dei marmi originali e delle macchie troppo chiare nel contesto locale, tramite pigmenti stemperati in acqua e resina microacrilica, seguito dall’abbassamento di tono per nebulizzazione, con metodo identico a quello dei marmi nuovi, ma con colori in polvere e, infine, con la protezione finale tramite nebulizzazione con resina microacrilica. Inoltre, la presentazione estetica delle reintegrazioni con malta ha previsto l’adattamento delle reintegrazioni (formatura diretta e indiretta e grandi stuccature) per mezzo di un sottile strato di malta impalpabile colorata in due tinte diverse, applicata a pennello e lisciata dopo un paio minuti, per mezzo di una pennellessa asciutta, la rifinitura cromatica a finto marmo semplificato e la protezione finale tramite nebulizzazione con resina microacrilica.
L’intervento finale per le superfici protette con la resina microacrilica è consistito in una ulteriore levigatura manuale con panni di microfibra o levigatrice orbitale con tampone di pelo di agnello o, nelle aree dove è stato ritenuto necessario, per mezzo di applicazione di uno strato di cera microcristallina

Conclusioni

I Lavori di Restauro, Integrazione e Finitura delle Superfici della Cappella della Sacra Sindone di Torino hanno contribuito a restituire alla storia di Torino il capolavoro di Guarino Guarini atteso da tutti.
E’ stato uno dei cantieri più importanti nel panorama del restauro italiano degli ultimi anni e noi, insieme a tutte le professionalità che hanno attivamente contribuito alla realizzazione dell’ambizioso progetto, l’ATI Carla Tomasi Srl e Studio CRC di Paolo Pastorello non può che essere soddisfatta del risultato raggiunto, soprattutto in considerazione della sfida tecnica, organizzativa e di impegno professionale che ha indubbiamente richiesto.

Il 22 novembre 2019 il restauro della Cappella della Sindone riceve il prestigioso premio internazionale “European Heritage Award” 2019 di Europa Nostra.

La complessità del cantiere e delle lavorazioni ha rivestito, sotto molti aspetti, carattere sperimentale: un restauro fuori dall’ordinario, per gli interventi da eseguire, per la quantità di superfici da trattare, per i tempi ristrettissimi, per l’esigenza di far collaborare un gran numero di operatori di diversi ambiti e specializzazioni (fino a 40!), fianco a fianco, in condizioni estreme, quasi si fosse in emergenza. Tutto ciò ha consentito di mettere a punto e sperimentare procedure e tecniche operative in grado di costituire un punto di riferimento per il futuro.

Carla Tomasi srl

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