Varallo Sesia | Sacri Monti

INTERVENTI DI RESTAURO DELLA CAPPELLA N. XXVIII: “CRISTO AL TRIBUNALE DI ERODE” – Sito UNESCO

Committente: Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Biella, Novara, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli
Periodo di esecuzione: in corso d’opera
RTI: Carla Tomasi s.r.l. (impresa capogruppo) – Studio C.R.C di Paolo Pastorello; Anna Borzomati (impresa subappaltatrice)
Collaborazioni: SUPSI (Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana); Università degli Studi della Tuscia (DEIM)

Il Sacro Monte di Varallo è il primo tra i Sacri Monti del Piemonte, patrimonio Unesco dal 2003, ideato e voluto alla fine del XV sec. da Padre Bernardino Caimi. All’interno vengono narrati episodi della vita e della passione di Cristo, seguendo un itinerario cronologico sviluppato nelle numerose cappelle decorate al loro interno da gruppi statuari corredati da dipinti murali sulla totalità delle superfici.
La cappella XXVIII del Sacro Monte di Varallo, dedicata alla rappresentazione di Cristo condotto al giudizio davanti al re Erode Antipa, fu costruita durante la prima metà del 1600.
Gli affreschi, eseguiti dai due fratelli Antonio d’Enrico detto Tanzio da Varallo e Giovanni, descrivono un architettura immaginata con lo scopo evidente di dilatare in senso illusionistico lo spazio. I personaggi affrescati e le statue assistono alla scena principale al centro dell’ambiente con Erode sul trono, ornato da un baldacchino in stoffa e la figura di Gesù, condotto dai soldati.
Strettissimo è il rapporto tra le pareti e il gruppo plastico con un rimando di fisionomie e posture tra le figure dipinte e quelle in terracotta. Queste ultime realizzate da Giovanni d’Enrico.

I lavori di restauro

La cappella è un ambiente semiconfinato e particolarmente esposto a continui sbalzi termoigrometrici  che si ripercuotono negativamente sulla conservazione dei manufatti presenti.
I lavori in oggetto si impostano come il restauro dell’intero apparato decorativo della Cappella XXVIII; preceduti dagli “interventi di somma urgenza e conservazione di parti della cappella XXVIII (Cristo al Tribunale di Erode) del Sacro Monte di Varallo”, eseguiti tra il 2018 e il 2019 insieme ai  “lavori di restauro della cappella XIII presso il Sacro Monte di Orta San Giulio, nellambito dei lavori di restauro e valorizzazione dei Sacri Monti Sito Unesco”.
Gli interventi eseguiti nella prima fase hanno riguardato gli intonaci dipinti del pavimento, i dipinti murali sui quali sono stati effettuati dei saggi di intervento, il trono di Erode e la relativa statua in terracotta policroma, gli stucchi che costituiscono la frangia dei tappeti ai piedi della statua del Re, il baldacchino ligneo e l’annesso apparato tessile.

Il tessuto con il quale è stato realizzato il tendaggio è un taffetàs di seta rossa cangiante (effetto dato da trame e ordito di colore diverso), con frangia metallica e applicazioni in carta pesta.
Dopo una attenta fase di studio si è potuto constatare che nessun elemento dell’apparato tessile, tranne le decorazioni in carta pesta, potevano essere ricollocati in loco, poichè presentavano uno stato di degrado molto avanzato e il reinserimento degli elementi nella cappella non avrebbe assicurato una futura ed idonea conservazione.
Di conseguenza si è proceduto con lo smontaggio dell’apparato tessile per la sostituzione con un tessuto più durevole, considerando le particolari condizioni ambientali della Cappella.

Innovazione e ricerca in cantiere

I dipinti murali della Cappella XXVIII presentano numerose alterazioni brune e argentee che interessano principalmente le zone di colore giallo (dalle indagini scientifiche eseguite dalla SUPSI potrebbero contenere pigmenti a base di stannati e antimoniati di piombo).
Il progetto offerto in fase di gara prevede lo studio, la stabilizzazione e protezione dei pigmenti alterati e riconvertiti. Durante la prima fase dell’intervento sono state eseguite operazioni di riconversione dei pigmenti a base di piombo alterati e diverse prove di protezione degli stessi;  la sperimentazione, ancora non conclusa, vede la collaborazione del Prof. Ulderico Santamaria, del laboratorio di Diagnostica e Scienza dei Materiali “Michele Cordaro” dell’Università degli Studi della Tuscia.

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